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Tormentoni – Azzurro

#TORMENTONI
di #Aglaja

4) AZZURRO

Dopo le prime tre puntate della rubrichina dedicata ai tormentoni estivi, dove ho rievocato l’allegria e il non sense delle ragazze con la Tintarella di luna, delle Abbronzatissime, e dei Watussi, passo ora alla canzonetta che fu il tormentone per la mia famiglia, non smettendo mai – io bimba – di cantarla a gola spiegata: Azzurro.
«Ho avuto un’idea pazzesca, però dobbiamo vederci, perché te la devo spiegare di persona. Ho scritto il testo di una canzone su una musica di Paolo Conte che non puoi non incidere perché sarà l’inno degli italiani: si chiamerà Azzurro» queste sono le parole pronunciate da Vito Pallavicini, storico paroliere della musica leggera italiana, al telefono con Adriano Celentano. 52 anni fa, l’Avvocato Conte (quello di Asti, eh…) scriveva infatti le note di quella che è diventata un classico della canzone italiana e che per me bimba fu un’epifania di bellezza, aliena da ogni altra “canzonetta” che la radio e la tv degli anni ’60 passavano. Tempo fa Paolo Conte ebbe a dire che il pezzo era stato proprio “cucito” sul personaggio Adriano Celentano: “Che fosse una canzone vincente – ricordava – l’avevo capito subito”, ma era solo a Celentano che lui e Pallavicini avevano pensato, ai ricordi tutti inventati di Adriano, “l’oratorio dove si giocava a football, il giardino con dentro immaginarie giungle”.
Insomma, siano pure ricordi inventati e su misura, ma le atmosfere di malinconico incantamento che tanto mi fanno amare Paolo Conte ci sono tutte. Mi basta 😊 https://youtu.be/1jaspkf1BeI

Cerco l’estate tutto l’anno
e all’improvviso eccola qua.
Lei è partita per le spiagge
e sono solo quassù in città,
sento fischiare sopra i tetti
un aeroplano che se ne va.
Azzurro,
il pomeriggio è troppo azzurro
e lungo per me.
Mi accorgo di non avere più risorse,
senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va.
Sembra quand’ero all’oratorio,
con tanto sole, tanti anni fa.
Quelle domeniche da solo
in un cortile, a passeggiar…
ora mi annoio più di allora,
neanche un prete per chiacchierar…
Azzurro,
il pomeriggio è troppo azzurro
e lungo per me.
Mi accorgo
di non avere più risorse,
senza di te,
e allora io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va.
Cerco un po’ d’Africa in giardino,
tra l’oleandro e il baobab,
come facevo da bambino,
ma qui c’è gente, non si può più,
stanno innaffiando le tue rose,
non c’è il leone, chissà dov’è…
Azzurro,
il pomeriggio è troppo azzurro
e lungo per me.
Mi accorgo
di non avere più risorse,
senza di te,
e allora
io quasi quasi prendo il treno
e vengo, vengo da te,
ma il treno dei desideri
nei miei pensieri all’incontrario va

azzurro

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