Figure, La finestra sull'anima

Il posto della notte

Questo pomeriggio ho letto in anteprima le poesie di Anna Spissu, che Simona avrebbe interpretato stasera nel salotto poetico “La finestra sull’anima”.
Tra le tre ho scelto di illustrare “Il posto della notte”, per la suggestione visiva e intima che mi ha ispirato.
Ecco il testo:

IL POSTO DELLA NOTTE
di Anna Spissu

Il posto della notte è un riparo,
almeno un telo sopra la testa
oppure una coperta
per confondersi con l’invisibile.
Io non ho nulla
così mi distendo lentamente
e costruisco una culla
fatta di gambe rannicchiate e braccia piegate.
e sabbia che mi inghiotte.
So che non mi sente nessuno
e che in fondo sarebbe inutile
ma ho paura di non riuscire
a gridare mai più.
Dove sei tu non lo so
sei un ricordo, una voce
il viaggio sarà lungo
ma so che è qui che devo passare.
Fa freddo ma da qualche parte
c’è un lungo fuoco che brucia e mi aspetta.
Appartengo al deserto
come un pellegrino alla sua meta.

spissu il posto della notte

Descrizione dell’immagine.
L’immagine inquadra un deserto, al cui centro è una tenda berbera, tenuta su da alcuni pali piantati nella sabbia e da corde fermate da pietre. Sotto la tenda e sopra la sabbia sono posati stuoie e tappeti. Su uno di questi, una donna senza alcun indumento a proteggerla, è accucciata e si stringe a se stessa; le braccia, intrecciate sulle gambe, le nascondono il viso. Fuori i colori sembrano quasi tagliare in due l’immagine Nel cielo, da sinistra a destra una lunga sfumatura in trasparenza parte da un blu cobalto (la notte più densa), attraversa un celeste, che vira poi in un verde pallidissimo, che termina in un bianco accecante (la luce del sole). Anche la sabbia del deserto muta colore: dalle ombre blu della parte a sinistra, si arriva a un giallo intenso dorato nella parte destra, passando per un ocra che diviene arancio, a delimitare le ombre della tenda. Ma è proprio dentro la tenda che avviene la magia: le ombre e le luci che definiscono il corpo della donna, sono proiettate dalla volta interna del telo, che si rivela un luminoso cielo stellato. È la coperta con cui la donna – che appartiene al deserto e che ha intrapreso un lungo viaggio – trova riparo per confondersi con l’invisibile.
In alto a destra, nella luce bianca, i primi versi della poesia:

Il posto della notte è un riparo,
almeno un telo sopra la testa
oppure una coperta
per confondersi con l’invisibile.
Io non ho nulla
così mi distendo lentamente
e costruisco una culla
fatta di gambe rannicchiate e braccia piegate.
e sabbia che mi inghiotte.

In basso a sinistra, tra la sabbia in ombra, gli ultimi due versi e il nome dell’autrice:

Appartengo al deserto
come un pellegrino alla sua meta.

Anna Spissu

 

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