Figure, La finestra sull'anima

1695 – Emily Dickinson

La poesia che ho scelto di illustrare è la terza letta da Simona Garbarino questa sera nel nostro salotto poetico “La finestra sull’anima”. Ed è proprio un’anima la protagonista della lirica di Emily Dickinson, 1695, nella meravigliosa traduzione di Giovanna Nuvoletti, cui auguro una pronta ripresa, dopo il piccolo infortunio di oggi. Trovate testo e traduzione nella descrizione del mio disegno qui di seguito.

1695

Descrizione dell’immagine.

Un muro divide due ambienti. Una porta doppia spalanca le due ante e ci mostra cosa vi sia oltre. Qui, in una solitudine accentuata dal vuoto della stanza, un manichino femminile di legno guarda fissamente davanti a sé. È calvo, senza addobbi, nudo, con in vista la sua gabbia di assi, che sostituisce gli arti inferiori (dovete avere presente le “madonne” o le “sante” issate e portate nelle processioni, di solito ornate con vesti sontuose a coprire l’”ossatura” del manichino, finito solo nella parte superiore del corpo). Il viso ligneo è apparentemente inespressivo, ma gli occhi sono sbarrati e le braccia e le mani sono come congelati in un gesto di sorpresa. Ma chi sta fissando? E chi sta fissando il manichino femminile? La stanza è vuota. C’è solo lei con sé stessa. Il tempo è sospeso e occupa uno spazio interminato, che supera i limiti del riquadro della porta, del perimetro della stanza, della dimensione fisica umana che ha perduto. Rimane l’essenziale, la nudità del “sé” più intimo e nascosto, ritrovato in un attimo senza inizio, senza fine.
In alto, sullo stipite della porta, vi è un numero “1695” che è quello relativo alla poesia nella raccolta.
Su ciascuna delle due ante è riportata la poesia di Emily Dickinson. Nell’anta di sinistra la versione originale in inglese:

There is a solitude of space
A solitude of sea
A solitude of death, but these
Society shall be
Compared with that profounder site
That polar privacy
A soul admitted to itself –
Finite infinity.

Nell’anta di destra la traduzione di Giovanna Nuvoletti<

C’è una solitudine di spazio
una di mare
e c’è una solitudine di morte.
Ma tutte
paiono Società
confrontate a quell’altro
profondissimo sito:
alla polare intimità
di un’Anima che arriva
al cospetto di sé:
finita Infinità.

I colori delle pareti e della porta sono freddi, nelle tonalità di un verde salvia spento. Il pavimento è costituito da assi di legno (il cui colore nasce da un fondersi di giallo e rosso) di una tonalità leggermente più chiara rispetto a quello del manichino, in cui il colore vira a un tono rossiccio più caldo.

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