2021, Figure, Parole

A TRATTI

Non dormo, maledizione, non dormo.

Miliardi di parole si anagrammano e si ricostruiscono nel mio cervello, cambiando il loro significato e rivelandomi quello nascosto, così come le immagini si disfano e si ricompongono alterate e forse più nitide.

“A tratti” è il mantra inquietante che ripeto e che abbraccia l’intera mia esistenza e il mio presente, risposta univoca a ogni domanda che mi ossessiona, che mi pongo e che mi viene posta.

“Sei felice?” A tratti.

“Sei disperata?” A tratti.

“Vivi?” A tratti.

Nulla mi è chiaro, no, anzi, tutto è chiarissimo, di un chiarore abbagliante, accecante, nel senso che mi faccio cieca per non vedere la verità che conosco e che mi soffoca.

Dormire porta sogni e incubi, ma se i sogni da sveglia fanno male nel loro evaporare, perché illudersi – sapendo che è un inganno della mente – siano veri quelli della notte? E se gli incubi che ti fanno piangere e urlare nel sonno, sono quelli che hai già vissuto e vivi, lasciandoti senza pelle l’anima, perché dormire e rinnovare il dolore?

Non dormo, non dormo, non voglio più dormire. E allora veglio il mio cane e il suo lungo addio, il paso doble verso la fine che vuole danzare con me, compenetrandomi fino all’ultimo del suo amore totale, unico. L’unico.

Non dormo, maledizione, non dormo. O forse sì. A tratti.

4 pensieri su “A TRATTI”

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