
Provincia, o cara!
Se poi la provincia è quella di Forlì, diventa carissima al cuore, anche quello di chi, come la sottoscritta, a Forlì, non ha mai messo piede.
Per me, affezionata lettrice dei gialli romagnoli di Franco Gaddoni e Davide Permafrost Menghi (La cantante di liscio, Ciclo mortale, Il 71° del lattaio), è infatti finalmente arrivato – per i tipi di Pendragon – Due nel canale, il tanto atteso nuovo libro della piccola saga che vede protagonista la strana coppia (solo lavorativa, attenzione!) formata da Bruno Endrizzi e Maria Antonietta De Novellis, ispettori della Questura di Forlì.
Un micro résumé per chi ancora non li conoscesse: Endrizzi, ormai non più molto riservato trentino, si rilassa e trova la quadra dei suoi casi lavorando gomitoli color rosa cipria coi ferri da maglia (i siparietti surreali dei succitati colorano di nonsense i fatti e i misfatti), mentre De Novellis, fumantina e determinata abruzzese, trova la giusta intuizione nel suo pensatoio (il bagno di casa, rifugio necessario per bisogni esistenziali e non solo impellenti).
Non voglio svelare molto della trama (i libri vanno letti, non raccontati!), ma il tutto parte dal ritrovamento, nella parte del Canale di Ravaldino, che passa a cielo aperto per il centro di Forlì, di due cadaveri con i polsi legati da fascette da elettricista, e un proiettile a testa… in testa. Siamo alla fine di agosto e il povero Endrizzi deve rientrare in anticipo dalle sue vacanze in Val di Non, richiamato e reclamato a gran voce dalla sua socia di indagine De Novellis:
“Seriamente, io ritengo di avere un bel cervello, che tu abbia un bel cervello, ma che insieme facciamo un cervello bellissimo; che secondo me è quello che occorre per questa Regina delle Rogne…”
Come sempre, gli autori si divertono a disseminare indizi sbagliati, soluzioni incomplete, intuizioni brillanti, svelamenti imprevisti, seguendo il dogma imprescindibile del nulla è mai come sembra.
La provincia, dicevo. Quella romagnola è il palco e il fondale dove maschere e caratteri interpretano la complessità del Χάος (Caos) con la leggerezza del saggio, dove una battuta stempera la tensione, dove la giovialità può nascondere ombre, dove il gusto del buon cibo (da una pasta con un rigo di crema e lo zucchero grosso a una cena di pesce appena pescato, da una mensa per bisognosi a quella del carcere) è connaturato al piacere del vivere.
E attenzione alle figure e figurine che abitano i bar, le strade e i vicoli di Forlì, le spiagge e le colline romagnole, colorandoli con la sagace dolcezza del loro dialetto: ciascuno di loro è un mondo a parte, ciascuno è autore e attore del proprio copione, illudendosi di un disperato libero arbitrio. Nel microcosmo, il macrocosmo, se volessimo filosofeggiare.
Un menù così vario ha bisogno di due abili chef e la ditta Gaddoni&Menghi cucina ben bene tutti i personaggi, dai protagonisti alle comparse, piroettando lievi tra ardite similitudini, improbabili paradossi e divertite acutezze, in un ping pong di battute brillanti ad alto ritmo, degno delle migliori situation comedy.
Insomma, non fate i pataca e andate subito a leggere Due nel canale: mi darete ragione!
Aglaja