Una ragazza con grande passione per i libri si iscrive a lettere, ribellandosi alla famiglia che voleva facesse giurisprudenza. Ha letto decine e decine di autori italiani e stranieri, ha sempre brillato nella scrittura e ha sempre avuto voti altissimi. Segue le lezioni universitarie in presenza, comincia subito a dare esami e il suo libretto si riempie di 30 e lode. Il suo docente di letteratura italiana (con cui darà ben tre esami e che sarà il suo relatore di tesi) la prende sotto la sua ala e un giorno le suggerisce di rivolgersi a un giovane professore che faceva seminari di critica letteraria, per affinare tale materia. La ragazza segue tale consiglio e si iscrive al seminario. La prima lezione è in realtà una sorta di compito in classe: il giovane professore dagli occhi chiari e il sorriso gentile propone agli studenti una poesia e chiede di commentarla per iscritto. La studentessa sbruffona scrive velocemente un protocollo intero e consegna per prima. La lezione seguente, il professore legge i voti dati ai compiti. Il peggiore è il suo. La ragazza è incredula e si impietrisce. Il docente chiama accanto a sé gli studenti, commentando i diversi svolgimenti, dando consigli e suggerendo testi di approfondimento. Finisce la lezione, ma il compito della ragazza non è stato consegnato. Mentre gli altri escono, lei rimane seduta a fissare il professore. “Immagino vorrebbe sapere perché ha preso un voto così basso”, le dice sorridendo l’insegnante. Lei non risponde, perché sa che le tremerebbe la voce. Allora il professore si alza e si siede vicino a lei, col protocollo in mano. Glielo mostra. Non ci sono correzioni. Nemmeno il voto. La ragazza fissa il foglio inebetita. Il giovane professore allora ride e si trasforma in un bambino luminoso. “Lei scrive benissimo, come raramente mi è capitato di leggere tra gli studenti, ma questa non è una critica letteraria, non c’è il minimo cenno a una qualche analisi testuale. Quanto ha scritto è la tempesta che ha attraversato… ehm… – guarda il nome riportato all’inizio del compito – ehm… Gabriella, leggendo una poesia di Caproni. Dobbiamo partire dalle basi, signorina, studiare e imparare, solo così Gabriella capirà come e perché un poeta riesca a scuoterla così tanto”. La ragazza seguirà quei consigli.
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Tre anni dopo, la ragazza inizia a scrivere una tesi di ricerca filologica, si è messa in testa di fare un’edizione critica di un poema scritto fra l’ultimo decennio del XIV secolo e i primissimi anni del XV secolo. Siamo nel Giurassico, Internet non c’è e per consultare i rari manoscritti occorre girare conventi e biblioteche. È un periodo meraviglioso. Il suo relatore ancora le consiglia come correlatore quel giovane professore, che si appassiona a quelle ricerche.
È estate, bisogna rivedere le bozze. Sono tutti in vacanza, ma i tempi stringono. Come fare? Semplice, ci si vede in stazione, tra un treno e l’altro, e nella sala d’aspetto di Brignole con il giovane correlatore si rivede l’ultimo capitolo della tesi. Il tempo vola. C’è l’annuncio di un treno in partenza. Il professore prende tutte le carte, le infila in fretta in una cartella e corre verso il binario, ma prima di sparire nel sottopasso si gira e chiede: “Milan o Inter?”. La ragazza (che sa che quel prof è un milanista sfegatato) grida beffarda: “Inter!!!” E scappa via ridendo.
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È il grande giorno della discussione della tesi. Fa caldo. La ragazza suda e sbuffa. Arrivano i relatori e gli altri prof. La tesi viene illustrata e discussa. Alla fine ci si allontana e poi si torna per conoscere il risultato. La ragazza aspetta il responso e intanto vede il giovane professore che fa dei gesti con le mani. Sembrano numeri… 4… 2… Ha preso 42??? La ragazza crede di stare per svenire, quando sente la voce bonaria del suo relatore farle i complimenti per il 110 e lode conquistato. Ancora inebetita, stringe le mani dei presenti, per ultima quella del correlatore. “Ma che cavolo erano quei numeri? 4, 2… mi ha fatto prendere un colpo!” “Era il risultato del derby di domenica scorsa: Milan 4, Inter 2!” E ride, ride come un bambino luminoso, mentre stringe la mano sudata e ancora tremante di quella ragazza, che ora ride, ride anche lei fino alle lacrime, ride felice, come poche altre volte le capiterà nella vita.
(In memoria del prof. Luigi Surdich, mancato oggi, martedì 27 agosto 2024)

Nell’immagine, il giovane prof. Luigi Surdich tra illustri colleghi della Facoltà di Lettere di Genova