Continua la mia collaborazione con la rivista “Gente di fotografia”. In questo numero (81) sono presenti due miei articoli. Questo è il primo:
“RE/LATE” (Reset/5° parte) di Nazzareno Berton e Sergio Carlesso
“(…) ut non sit satis aestimare, parens melior homini an tristior noverca fuerit. “ (…) così che non è facile stabilire se (la natura) sia stata per l’uomo più una buona madre che una crudele matrigna.”
Gaius Plinius Secundus – Plinius Maior, Naturalis Historia, Liber VII, introductio
Gabriella Corbo. Il portfolio “RE/LATE” (Reset/5° parte) realizzato da Nazzareno Berton (nato ad Asolo, in provincia di Treviso, nel 1957, risiede a Riese Pio XII) e Sergio Carlesso (nato a Bassano del Grappa nel 1959, risiede a Romano d’Ezzelino) – è composto da 16 immagini a colori realizzate nel 2023, ed è così presentato dai due autori: “Dopo “Vaia”, l’evento che ha sconvolto i luoghi nei quali entivamo forte il nostro “essere parte” della Natura, ci siamo ancor più resi conto della forza che questa ha e del rispetto che obbiamo portarle. Ma la Natura è Madre o Matrigna? Cerchiamo di capire; di condividere le “storie silenziosamente presenti” che ci affascinano. Senza preconcetti o convinzioni precostituite.”
Occorre ricordare che Vaia è stata una devastante ondata di maltempo, durata 5 giorni, dal 26 al 30 ottobre del 2018, caratterizzata da alluvioni e un vento violentissimo (tra i 100 e i 200 km/h), abbattutasi con maggior potenza nell’arco alpino del Trentino e del Veneto, colpendo anche Lombardia e Friuli Venezia Giulia. La fisionomia delle Alpi del Nord Est italiano è stata profondamente modificata dal terribile uragano, che ha raso al suolo i meravigliosi boschi di quelle zone, sradicando milioni di alberi. Non stupisce che questo disastro ambientale abbia così profondamente inciso nell’animo e nella realizzazione artistica del progetto fotografico di Berton e Carlesso, amici che condividono la passione per la fotografia e per gli ambienti naturali.
“Reset” è una ricerca sul territorio dell’Altopiano di Asiago e del Monte Grappa, che i due fotografi amatoriali portano avanti da quasi 15 anni. Essa ha come fine la rilettura del paesaggio e del territorio, in una sorta di “slow view” per percepirne al meglio le caratteristiche. Berton e Carlesso hanno spiegato che il percorso progettuale “Reset” è partito “dalla volontà di liberarsi (…), per ritrovare la magia del quotidiano e riscoprire un rapporto “rilassato” con la natura”, ma col tempo sono stati sempre più profondamente coinvolti, ragionando sul “Res(p)e(c)t” (che costituisce la seconda parte del percorso), sull’intervenire fisicamente sull’ambiente, interferendo sui suoi normali equilibri, anche solo per appartarsi dal mondo esteriore. Con “RE (nel set della Natura)” – terza parte di “Reset” – Berton e Carlesso hanno scelto di comparire (per l’appunto da “comparse”, e non da protagonisti) nell’immagine, per testimoniare l’appartenenza alla natura, cosa che li ha fatti sentire “importanti e felici come RE”. Ma a scompigliare le carte è arrivata la forza distruttiva di Vaia, che ha imposto il dubbio che la Natura rifiutasse la presenza dell’uomo, pur anche quella artistica di chi cerca “storie silenziosamente presenti” attraverso l’obiettivo. Di fronte a ciò, non resta che “RESISTERE” (la quarta parte del progetto), ribadendo il rispetto che l’uomo deve alla natura, pur mantenendo fede alla convinzione/speranza che tutto possa tornare come prima. Ma prendere coscienza di ciò, sarà sufficiente per un nuovo patto di convivenza? Lo stesso titolo di “RE/LATE” (quinta parte di “Reset”), gioca con le parole “relate/relazionarsi” e “late/tardi”, quasi un invito a riflettere sul rapporto tra uomo e natura, o forse sulla relazione tra la stolta e arrogante incuria umana per l’ambiente e gli eventi naturali sempre più disastrosi e frequenti negli ultimi anni: una sorta di ὕβρις, punita con una violenta νέμεσις.
Le foto di quest’ultimo portfolio presentano contrasti buio naturale/luce artificiale e nero/colore fluorescente, quasi a suggerire un incubo infernale in cui ci si aggiri senza guida, lasciando – o seguendo – segni luminosi, il cui senso appartiene forse alla metafisica. Qualcosa ci sta parlando, ma ignoriamo il passato, non comprendiamo il presente, ci illudiamo di futuro.
Le varie parti di “Reset” hanno ricevuto molteplici apprezzamenti e prestigiosi premi. “RE/LATE” ha vinto il 1° Premio dello Spazio Portfolio tenuto a Caorle, il 27 maggio scorso, ed è interessante leggerne la motivazione: «Un lavoro che nella sua progettualità esprime una visione onirica e segnica verso impressioni primarie. Il bosco diviene l’infinito del possibile, del voluto e dell’improvvisato nascosto attraverso un uso interiore del digitale. Questo degli autori è un libro sulla e della natura che esprime attraverso la loro mente i segni e i significati primitivi dell’uomo.»
In conclusione, il dilemma (“Ma la Natura è Madre o Matrigna?”) che intriga e angoscia Berton e Carlesso (tanto da citare – in esergo al portfolio – i celeberrimi versi leopardiani di “A Silvia”: “O natura, o natura/ perché non rendi poi/ quel che prometti allor? Perché di tanto/ inganni i figli tuoi?”) non è certo nuovo alla speculazione filosofico-letteraria o – tout court – artistica. Non è questa la sede opportuna per una cavalcata tra chi ha discettato sull’argomento (eppure sarebbe bellissimo partire dalla cultura classica, attraversare la filosofia illuministica, farsi travolgere dal Romanticismo, per arrivare ai poeti moderni, non tralasciando la rappresentazione pittorica…), però ci piace citare proprio Leopardi, che in qualche maniera risponde a se stesso quando, nel “Dialogo della Natura e di un Islandese”, fa dire alla Natura: “Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte: come, ordinariamente, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; e non ho fatto, come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei”. E dunque la Natura non è né la più tenera delle madri né la più crudele delle matrigne, è semplicemente indifferente al destino delle sue creature. Meglio tenerne conto…
#Aglaja








