2024, GENTE DI FOTOGRAFIA

2023 – IMP 2023, Festival Internazionale di Fotogiornalismo

Continua la mia collaborazione con la rivista “Gente di fotografia”. In questo numero (81) sono presenti due miei articoli. Questo è il secondo:

IMP 2023, Festival Internazionale di Fotogiornalismo

Se si desidera entrare in contatto con le persone che sono in una situazione di emergenza, di grande dolore e paura, è necessario farlo in un certo modo. Io mi muovo piuttosto lentamente. Parlo piuttosto lentamente. Faccio in modo che sappiano che li rispetto.

James Nachtwey

Gabriella Corbo. Dal 26 Maggio al 25 Giugno, si è svolto a Padova IMP 2023, Festival Internazionale di Fotogiornalismo, giunto alla sua quinta edizione. Interamente dedicata al mondo del giornalismo per immagini, la rassegna quest’anno ha visto le opere di oltre quaranta autori internazionali esposte nelle meravigliose sedi del centro storico della città veneta (da Palazzo Moroni e Palazzo della Gran Guardia, alla Cattedrale Ex Macello e alla Galleria Cavour). Ospiti prestigiosi del Festival sono stati Uliano Lucas, uno dei padri fondatori del fotogiornalismo italiano, e i direttori di FotoEvidence New York, David Stuart e Svetlana Bachevanova.

Tra le esposizioni principali, particolarmente emozionante è stata la mostra “ANNO ZERO. BIAFRA 1968-1969” di Romano Cagnoni dedicata ad uno dei più straordinari progetti del celebre fotoreporter scomparso nel 2018. Cagnoni documentò con servizi fotografici di altissimo livello artistico, oltre che giornalistico, il tragico conflitto in Biafra con l’intento di renderlo visibile a un pubblico più vasto, fino a quel momento ignaro di quanto stava accadendo in Africa, visto che, come lui stesso dichiarò, il conflitto era «poco seguito dai giornali perché non vi erano forti interessi politici o economici», e fu grazie alla sua perseveranza nel raccontarlo che l’opinione pubblica cominciò a interessarsi alla situazione. Il fotoreporter italiano fu testimone della guerra e spettatore del dolore, offrendolo con grande sensibilità ai nostri occhi. Anche chi, come chi scrive, era piccolo a quei tempi, ha ancora impresse nella mente lo strazio delle immagini dei bambini denutriti, i volti delle madri disperate e la celeberrima fotografia dei 150 soldati Igbo nel giorno del reclutamento (foto che l’editore del Sunday Times, Harold Evans, definì “una potente immagine di guerra e di sacrificio”).

Particolarmente d’impatto – e concettualmente legata alla mostra di Cagnoni – è stata l’esposizione collettiva dedicata al primo anno di guerra in Ucraina, curata da FotoEvidence New York e firmata dai più grandi professionisti che hanno lavorato sul fronte, tra cui Paula Bronstein, Fabio Bucciarelli, John Stanmeyer, Narciso Contreras, Giulio Piscitelli, Diego Ibarra Sanchez. “UKRAINE: A WAR CRIME” è forse finora la raccolta di immagini fotogiornalistiche più imponente e ficcante dell’invasione russa in Ucraina, un progetto unico nato dalla collaborazione di fotoreporter ucraini e internazionali, testimoni oculari di quanto sta accadendo. Attraverso la loro esperienza di fotoreporter di guerra (che spesso hanno un accesso prioritario ai villaggi appena liberati), essi raccontano la catastrofe umanitaria del conflitto, raccolgono le storie personali dei sopravvissuti, testimoniano le atrocità, indagano sui crimini di guerra, rivelano la violenza indiscriminata dell’assalto russo e lo sfollamento di milioni di persone.

Interessanti sono stati i temi dei vincitori del World Press Photo, come il baby boom tra i guerriglieri della giungla colombiana, raccontato da “COLOMBIA (RE) BIRTH” della spagnola Catalina Martin Chico; il nazionalismo tra i giovani in Russia e negli Stati Uniti, testimoniato da “BECKON US FROM HOME” dell’americana Sarah Blesener; ma anche il “dietro le quinte” della Fashion Week senegalese colto dagli scatti dell’inglese Finbarr O’Reilly in “DAKAR FASHION”, o le “città aeroporto” mostrate dall’obiettivo di Giulio di Sturco, in “AEROTROPOLIS”.

Tra le altre opere in esposizione al Festival, vogliamo ricordare ancora“WE CRY IN SILENCE”, l’inchiesta sulla tratta di bambine e adolescenti della fotografa indiana Smita Sharma, un progetto (frutto di sette anni di indagini e fotografie) che mira a sensibilizzare le ragazze e tutto il pubblico sui metodi utilizzati dai trafficanti per attirare e rapire le bambine dal Bangladesh, dal Nepal e dall’India; “LIVING ON BOMBS” del reporter Raffaele Petralla, che racconta come in Laos vi siano bombe di ogni tipo sparse ovunque nel sottosuolo, nascoste tra la vegetazione ma anche esposte nelle strade, nei negozi, pronte per essere vendute e riciclate (addirittura, in alcuni villaggi remoti, le bombe vengono utilizzate come pilastri per le case, mentre in altri villaggi si fabbricano cucchiai, braccialetti e pentole, riciclando bombe, missili e persino aerei americani B52, diventati canoe per andare a pesca!); “TIÀWÙK” di Gabriele Cecconi, la “fantascientifica” esplorazione visiva di un altro pianeta, per l’appunto Tiàwùk (Kuwait al contrario), che ci mostra come il materialismo e il capitalismo possano distorcere (anche in un altro pianeta…) la visione della vita e della realtà.

Last but not least, non possiamo dimenticare la mostra dedicata al premio ISPA – ITALIAN SUSTAINABILITY PHOTO AWARD, un premio fotografico, ideato da Parallelozero e nato nel 2019 per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della sostenibilità ambientale, sociale e di governance, sintetizzati dall’acronimo ESG. L’obiettivo di ISPA è, oltre a premiare foto singole e storie fotografiche, sostenere gli autori nel racconto e nella libera interpretazione di una tematica attuale e rilevante: grazie a ISPA, ogni anno viene finanziato un progetto da sviluppare nell’arco di sei mesi sul territorio italiano. La mostra ha raccolto una selezione delle fotografie finaliste e vincitrici delle edizioni 2020, 2021 e 2022, i cui autori sono: Matteo Bastianelli, Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni, Matteo Capone, Tomaso Clavarino, Camilla Ferrari, Schirra Giraldi, Giacomo d’Orlando, Paola Lai, Antonella Monzoni, Pietro Romeo, Nicolò Panzeri, Valeria Scrilatti, Christian Velcich, Elisabetta Zavoli.

Insomma, grazie a IMP 2023, con i workshop tenuti da alcuni dei più affermati autori sulla scena internazionale, e gli oltre 30 tra talk, visite guidate e conferenze aperte al pubblico, Padova è stata centro di dibattito culturale e tavola rotonda a cielo aperto sui temi più caldi della contemporaneità e del giornalismo etico. Riccardo Bononi, fotogiornalista e direttore artistico del Festival, è infatti convinto che il fotogiornalismo oggi sia il più rapido accesso alle storie e ai dibattiti internazionali, in grado di connettere ogni parte del mondo, “rendendo ciascuno partecipe e consapevole del proprio ruolo fondamentale anche nelle questioni più controverse e geograficamente lontane”.

Il mondo si guarda perché ci riguarda.

————————————————————————————————————————

IMP 2023 è stato ideato da Irfoss A.p.s. e realizzato con il contributo del Comune di Padova – Assessorato alla Cultura, promosso dall’Università degli Studi di Padova in collaborazione con Emergency, FotoEvidence with World Press Photo, AIRF, Prospekt Photographers e Parallelozero.

#Aglaja

Lascia un commento