“Mary Mary pensieri neri, come ti viene il giardino?
Margherite gialle fra i peri, campanule d’argento e lupino.”
Frances Hodgson Burnett, “Il giardino segreto”
Recensione di Gabriella Corbo (Aglaja), GENTE di FOTOGRAFIA n.80
Il progetto “Botanica” di Christelle Boulé – fotografa canadese-svizzera, nata nel 1984, che opera tra Parigi e Losanna e che attualmente lavora sia nella fotografia commerciale che in quella sperimentale – ci svela un mondo di variegati colori, quasi un caleidoscopio ispirato a forme e sfumature della natura, partendo dalla catalogata realtà di un archivio botanico e trasformandola in suggestione astratta, attraverso la tecnica del fotogramma.
È stata proprio una vasta collezione floreale (circa 2.600 diverse specie di piante, sia vive che estinte), conservata nel Jardin des Plantes di Montpellier, il giardino botanico più antico di Francia, a essere punto di partenza e di ispirazione delle fantasmagoriche immagini di Boulé. La fotografa ha infatti creato a sua volta un erbario personalissimo, per mostrare in maniera innovativa la meravigliosa molteplicità di forme e colori di petali, semi, pistilli, steli e foglie. Nel suo progetto, lo studio botanico/analitico/oggettivo lascia spazio alla suggestione astratta/artistica/soggettiva, raggiunta attraverso sperimentazioni sul fotogramma tradizionale. Mentre in quest’ultimo troviamo più comunemente la scala dei grigi, nelle opere di Boulé i fotogrammi si accendono di vividi colori dalle audaci tonalità, che ricordano la fluorescenza dell’arte psichedelica negli anni ’60/’70.
In questo astrattismo botanico, non troveremo mai due immagini uguali, ogni foglia o fiore sarà un unicum di geniale originalità, vicina alla concezione pittorica dell’immagine. Proprio esasperando i colori che si possono trovare in natura, Boulé crea il giardino botanico di un mondo parallelo a quello reale: il suo è archivio onirico di fiori e piante trasfigurate, ma, forse per questo, soggettivamente ancora più vere di quelle rappresentate oggettivamente. Il gioco delle ombre e delle sfumature offre, inoltre, una fruizione plurisensoriale, quasi una tridimensionalità tattile, delle immagini, come fosse possibile carezzarle, se non coglierle.
Le tecniche usate da Christelle sono varie e si ispirano anche a procedimenti del passato, come lasciare alcuni elementi naturali a macerare sulla carta, utilizzando processi chimici o luci come raggi x, ottenendo reazioni ed effetti che rendono unica – è bene ripeterlo – ogni immagine. Insomma, l’archivio botanico di Boulé è un continuo divenire, come se il lavoro fotografico e artistico fosse opera di un nuovo demiurgo, che, diversamente da quello platonico, è creatore di un mondo di idee, a partire da una realtà sensibile.
Gabriella Corbo (Aglaja), GENTE di FOTOGRAFIA n.80