2021, GENTE DI FOTOGRAFIA, Parole

Da lontano – recensione su Gente di Fotografia

La mia collaborazione con la rivista GENTE DI FOTOGRAFIA è iniziata col n°76, quando sono usciti due miei articoli, uno che presentava il FESTIVAL DI FOTOGRAFIA EUROPEA 2021 - Sulla Luna e sulla Terra / fate largo ai sognatori! (Reggio Emilia, 21 maggio – 4 luglio 2021), e uno che recensiva la bellissima serie Visioni oceaniche di  Anna Maria Colace. Condivido qui il testo di quest'ultimo articolo. Buona lettura.

DA LONTANOVisioni oceanichedi Anna Maria Colace

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.
Eugenio Montale (da “Ossi di Seppia”)

Corot, Boudin, Monet, Berthe Morisot: questi i primi artisti che le foto di Anna Maria Colace mi hanno evocato. Pittori en plein air, narratori delle spiagge del nord – della Bretagna, della Normandia – maestri di luce cangiante, dove gli elementi tratteggiati con veloce urgenza – cielo, sabbia, acqua, erba e luce, luce, luce – definiscono nell’indefinito le figurine che li attraversano. E, in effetti, “Visioni oceaniche” è una delle molte serie “visionarie” di questa artista (calabrese di Parghelia, trasferitasi diciottenne a Firenze, laureata in Scienze Forestali e Ambientali, e ora stabilitasi a Torino), visioni apparse sulle coste atlantiche di Francia, Spagna, Portogallo, fermate dalla macchina fotografica dell’osservatrice – esterna e lontana – e reinventate in post produzione con grazia impressionistica.

Vi sono citazioni o evocazioni di quadri celebri in piccoli particolari o in immagini di insieme (come gli ombrellini nei prati di papaveri di Monet, o le famigliole dei pomeriggi domenicali di Seurat), però è proprio il trattamento pittorico della luce – un chiarore acquarellato, luminescente – a delineare lo spazio dove fluttuano gli istanti di bimbi, adulti, animali, visti da lontano e da lontano catturati nello scatto di Colace. Le tonalità dominanti sono quelle più tenui, un paradigma di azzurro e verde attraversato da colpi di luce che sfumano e abbagliano, dal rosa più delicato al bianco più accecante.

In questa luce sospesa esistono dunque le vite degli altri, quelle che spiamo non visti, quelle che ci piace immaginare, quelle che sembrano sempre più felici di quanto a noi sia concesso essere. Giochi dentro e fuori dall’acqua; passeggiate e incontri nei campi; brume e maree che appaiono e scompaiono, un po’ come l’esistenza di chi ci si perde.

Eppure, quasi in ogni fotografia, c’è la pennellata che si staglia: un rosso vivo, un arancio sfacciato, un rosa acceso, un turchese impertinente, un blu che impenna, un nero che fissa. Quasi che la realtà terrena richiamasse a sé l’occhio dell’osservatore, per imbrigliare la fuga del pensiero, il volo della fantasia, la libertà dell’immaginazione.

Ed è allora, in quella che ritengo l’immagine più emblematica di questa serie proposta, che Anna Maria Colace ha un autentico colpo di genio: un’esposizione enfatizzata fa sparire in un candore accecante la rena, dove corre scalza una bambina, i capelli al vento, la gonna blu a fiori che fluttua e spicca nel bianco. I piedini ora sono nel vuoto, non più trattenuti a terra, liberi di volare via dalla realtà che imprigiona. Una pennellata azzurra delimita il cielo che osserva la corsa, da lontano.

E forse, in questo attraversare correndo il nulla, c’è il (non) senso della nostra esistenza.

2 pensieri su “Da lontano – recensione su Gente di Fotografia”

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